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Era una caldissima estate di qualche anno fa, quando la mia esistenza di studente appena maggiorenne e quella della mia famiglia vennero sconvolte da accadimenti il cui ricordo mi provoca tuttora sensazioni fortissime. Abitavo in una piccola città di provincia con i miei genitori, mio padre uomo di mezza età sempre preso dal lavoro, dal calcio e dai suoi amici e mia madre la sua tranquilla e paziente moglie.

Appena dopo pranzo è solito passare a casa nostra per quattro chiacchiere e un caffè Domenico, un nostro vecchio vicino di casa scapolo e ormai ultrasettantenne. Anche quel giorno appena il tempo di fare due parole e mio padre come al solito deve scappare al bar dove si ritrovano tutti i tifosi di calcio della zona, lasciando l’ospite in cucina con mia madre intenta a lavare i piatti. Io invece sono già in camera mia dove cerco di un po’ di refrigerio per alleviare la calura che ci sta ormai martellando da alcune settimane. Non appena rimango da solo ne approfitto per togliermi le scarpe da tennis e la maglietta che indossavo a pranzo per restare in calzoncini, che sono comunque di troppo considerando il caldo opprimente. Un po’ di musica in sottofondo, in cucina la voce di mia madre che parla con Domenico, le persiane quasi chiuse per attenuare la luce ed inizio a leggere qualcosa per immergermi nel relax più totale. Dalla mia stanza con la coda dell’occhio riesco a vedere, attraverso il corridoio, il lavandino della cucina sul quale mia madre ha finito di lavare i piatti. Riesco anche a vedere le gambe di Domenico che, ancora seduto, è quasi alle sue spalle. Ad un tratto qualcosa di strano attira la mia attenzione; sembra quasi che la parte posteriore del vestito di lei si muova, spostandosi dall’altezza delle ginocchia verso l’alto. Guardo meglio e vedo che Domenico le sta sollevando un po’ il vestito come per guardarle le gambe. Penso sia uno dei suoi scherzi un po’ volgari per i quali Domenico è famoso nel circondario. Il giochino continua e mia madre non sembra dare segni di insofferenza, vedo anche che tenta di girarsi, ma non riesce a farlo perché bloccata da una mano di lui che ormai è in mezzo alle sue cosce. Il tempo di mettere a fuoco quanto sta succedendo in cucina e attraverso, ancora incredulo, il corridoio per rendermi conto meglio di quanto sta succedendo, ma quello che vedo al momento di entrare nella stanza mi paralizza. Mia madre nel frattempo si è appoggiata con gli avambracci al lavandino, piegandosi quasi ad angolo retto, e offre il suo posteriore a Domenico, il quale le ha sollevato il leggero vestitino estivo fino a scoprile le mutandine e parte della schiena. Entro in cucina quasi in trance e faccio per gettarmi al collo di Domenico quando lei voltandosi dalla mia parte mi blocca afferrandomi per un braccio e, avvicinandomi a se, mi dice che è tutto a posto. Come immerso nell’atmosfera ovattata e sfocata di un sogno, con il fiato grosso per l’emozione e con le tempie che pulsano all’impazzata, mi avvicino a lei che sollevandosi un poco mi fa quasi sedere sul bordo del lavandino per poi appoggiarsi con una guancia sulle mie cosce. Domenico ripresosi dallo spavento e tranquillizzato dall’atteggiamento di mia madre, rivolge di nuovo le sue attenzioni al suo corpo, come se io non ci fossi, accarezzandole e baciandole le cosce, il sedere e la schiena. Poi con movimenti lentissimi inizia ad abbassarle le mutandine di cotone bianco fino a farle cadere in terra. Il respiro di mia madre comincia a farsi più pesante mentre Domenico, che ormai ha raggiunto il suo scopo, le allarga le natiche per mettere meglio in mostra la vagina e l’ano. Il vecchio comincia a leccarla e affonda le sue dita dentro di lei prima con movimenti lenti, poi sempre più velocemente provocandole gemiti di piacere quasi strozzati. Sento lei che mi stringe i fianchi con le braccia come per assaporare meglio il piacere che sta provando, rassicurata dalla mia presenza. Domenico, in preda quasi ad una frenesia incontrollabile, con una mano risale di lato il suo fianco cercando di raggiungerle i seni. Lei sentendolo prova a sollevarsi per togliersi il vestito, ormai quasi completamente ammucchiato sulle sue spalle. Non riuscendoci cerca con lo sguardo la mia collaborazione e io la aiuto a spogliarsi mentre lei ormai rapita del tutto dall’eccitazione si slaccia il reggiseno restando completamente nuda. Domenico vista la scena si alza dalla sedia e si spoglia anche lui completamente. Non avevo mai visto mia madre nuda; è sempre stata fin troppo pudica in casa. Non avevo mai neanche immaginato come potesse essere sotto i normali vestiti di una quasi cinquantenne. Mia madre non è una di quelle donne che attira l’attenzione, certo è stata sempre ritenuta una bella donna, ma niente di più. Nuda invece è un’altra cosa, non dimostra nemmeno quaranta anni; anche il viso sembra più bello e il mio sguardo è incantato dallo splendido corpo morbido di una donna di carnagione chiara con un seno sodo e bianchissimo, con i capezzoli scuri e turgidi e dal pube castano, non molto folto, perfettamente incastonato in una appena pronunciata morbida carnosità. Il contrasto con il corpo magro e grinzoso di lui rende l’atmosfera, se possibile, ancora più irreale ed eccitante per tutti. Domenico, sedutosi di nuovo, ha penetrato questa volta l’ano di mia madre con due dita, dopo averle rese lucide e lubrificate con i suoi umori vaginali; lei è appoggiata a me con le gambe divaricate e io le accarezzo teneramente la testa e le spalle. Lui si alza dietro di lei per cercare di nuovo i seni che, liberi ora da ogni costrizione, ondeggiano maestosi al ritmo dei fremiti che le penetrazioni provocano; le sue mani non riescono a contenerli ma sono comunque in grado di palparli, soppesarli e di tanto in tanto strizzare i capezzoli, cosa che le provoca gemiti ancora più forti. L’alzarsi in piedi del vecchio mi ha permesso di vedere il suo pene, non piccolo, ma quasi avvizzito e che non evidenzia il minimo segno di erezione, appena contornato da pochi peli bianchi. Nella calura afosa e assolata di quel primo pomeriggio estivo nei dintorni di casa mia si sente soltanto il frinire delle cicale che fa da sottofondo ai gemiti lamentosi di piacere di mia madre, ormai in preda all’eccitazione e al godimento più assoluti. Le uniche, poche, parole proferite nella cucina, carica dei nostri odori, sono di Domenico che, nella foga di toccarla ed esplorarla, le dice che finalmente è riuscito a farla sua e che sono anni che fantasticava sul suo corpo.
Ogni inibizione, ogni tabù, ogni remora morale sono ormai scomparsi; in quella stanza ci sono solo una bella donna, un vecchio e un ragazzo. La mia eccitazione è evidentissima attraverso i pantaloncini che ormai sono vicini allo scoppiare, ulteriormente compressi dal viso di mia madre che, quasi a volermi liberare da quella sofferenza, sollevandosi un po’ dalla sua posizione me li abbassa fino a farli cadere in terra. Il sollievo per me è immediato anche se mi accorgo che lei sta di nuovo appoggiandosi a me, con il viso voltato di lato sul mio inguine e la bocca che delicatamente tocca la base del mio pene eretto, durissimo e pulsante. Le mani di Domenico passano rapidamente dai seni alla vagina, all’ano, mentre io, non resistendo più, con una mano inizio ad accarezzare il mio pene ormai libero. Mia madre tolta la sua mano dal mio fianco, la sostituisce alla mia ed inizia ad accarezzarmi il pene in tutta la sua lunghezza dandomi dei baci delicatissimi sui testicoli, gemendo questa volta più dolcemente, nonostante le dita di lui che entrano ed escono, ora quasi con violenza. Il sudore che ci bagna, seguendo i movimenti delle mani, passa ormai da un corpo all’altro mischiandosi e confondendosi con i nostri odori di sesso come se fossimo una sola persona. All’improvviso il vecchio mi fa cenno di fargli posto e si piazza al mio fianco; le sposta indietro il corpo facendola sedere sulla sedia, con la testa fra i nostri due membri. Lei con gli occhi chiusi e con dolcezza inizia a massaggiare il pene di Domenico cercando di farlo diventare duro, mentre inizia a leccare il mio dopo aver scoperto il glande quasi violaceo per l’eccitazione. La sua bocca passa delicatamente al pene di Domenico, lo bacia, lo lecca, lo succhia, lo ingoia tutto cercando di dargli la vita, ma non c’è niente da fare. Passa nuovamente al mio e, mentre continua a masturbare Domenico, questa volta lo prende in bocca. Quasi non riesce a farlo entrare tanto è gonfio; lo sento scendere fino nella sua gola per poi tornare fuori, più e più volte, mentre la lingua lo tortura e le labbra gli si stringono intorno. Vedo da sopra la sua testa che si muove avanti e indietro, vedo i suoi seni che dondolano e, fra le gambe divaricate, il suo pube. Quando sento che sto per venire cerco disperatamente di togliermi, ma lei, che ha a capito, non mi lascia andare ed accoglie in bocca tutto il mio sperma, inghiottendo i fiotti bollenti che copiosi escono ad ogni mia contrazione. Mi piego sulla sua testa stravolto e sento che sta pulendo con la lingua ogni residuo di sperma dal mio pene. Il vecchio con fare brusco mi sposta e mi fa capire che ha voglia di scambiare le posizioni: io seduto sulla sedia e lui appoggiato al lavandino in modo da avere tutte per sé le attenzioni della bocca e delle mani di mia madre. Obbedisco a quell’ordine non pronunciato e prendendola per i fianchi la faccio sollevare di nuovo a novanta gradi per potermi sedere al suo posto. Lei, come un giocattolo nelle mani di due bambini, si alza divaricando le gambe non smettendo di masturbare Domenico. Non riesco a togliere lo sguardo dalla magnifica visione che mi si presenta: il suo sedere bianco e rotondo si spalanca lasciando esposti l’ano e le grandi labbra aperte, rosse e gonfie per l’eccitazione e per le penetrazioni di Domenico. Come incantato inizio ad accarezzarle le natiche e bacio la vagina bagnata. Poi le passo delicatamente le dita lungo il solco fino ad arrivare al pube; così, avanti e indietro più volte, facendole penetrare di più ad ogni passaggio. Il suo respiro si fa di nuovo affannoso e il bacino comincia a muoversi al ritmo delle mie mani sempre più audaci; nuovamente gemiti di piacere riempiono la stanza aumentando fino a diventare quasi una cantilena ossessiva, rotta ogni tanto da sussulti che scuotono mia madre come brividi fortissimi. Le mie dita la penetrano e la sensazione di caldo e di bagnato che le avvolge, unita all’eccitazione fortissima, mandano a mille i battiti del mio cuore che sembra quasi scoppiare quando comincio istintivamente a muoverle avanti e indietro, prima con movimenti lenti poi sempre più forti, veloci e profondi. Cerco i suoi seni, che ondeggiano seguendo le mie spinte, e li faccio miei iniziando a tormentarli come aveva fatto prima il vecchio in quella stessa posizione. A quella vista Domenico ha un sussulto e finalmente il suo pene comincia ad indurirsi in bocca a mia madre che continua a pomparlo anche con le mani. La sua erezione è appena accennata ma la dedizione di lei lo porta comunque ad eiaculare un piccolo fiotto di sperma che viene anch’esso prontamente inghiottito. Non so quanti orgasmi abbia avuto quel giorno mia madre, ma quello che raggiunge grazie alle mie dita è sicuramente il più forte. Un ultimo, fortissimo brivido la fa quasi gridare e finisce poi in terra stremata ai nostri piedi.
Dopo qualche minuto di irreale silenzio ci puliamo e ci rivestiamo e, come non fosse successo nulla, ricominciamo tutti a parlare. Domenico, cordiale ed ossequioso come sempre, saluta e ci dà appuntamento al prossimo caffè; mia madre sorridente lo saluta altrettanto gentile. Io mando un ciao al vecchio vicino e la aiuto a mettere a posto la cucina. L’atmosfera torrida, carica di sesso sfrenato, senza alcuna inibizione, era di colpo scomparsa come se non fosse mai esistita se non nella mia mente. In casa tutto andò avanti come sempre e con mia madre di quanto successo non ne parlammo mai.

Questo articolo è stato pubblicato il venerdì, 28 marzo 2008 alle 09:45 e classificato in Racconti Incesto. È possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. I commenti sono attualmente chiusi, ma puoi fare il trackback dal tuo sito.
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