In biblioteca mi prende la voglia…

Premetto che questa storia che vi sto per raccontare è accaduta realmente.Sono una giovane donna ormai, bella, ben fatta ma con la stessa carica sessuale che mi ha sempre caratterizzata, fin d aquando ero un’adolescente.

Già dagli albori della mia età adulta avevo gambe lunghe e ben fatte, un seno non molto grande (2 abbondante),ma con la tipica forma a coppa di champagne, capelli neri e lunghi e splendidi occhi verdi da gatta. Inutile dire che a causa del mio bell’aspetto ero circondata da molte attenzioni maschili,perchè è più che deducibile. Paradossalmente, però, erouna ragazza abbastanza solitaria e taciturna, una tipica fanciulla casa, chiesa studio, che apparte le uscita il sabato con le sue amiche, non si concedeva nient’altro…O almeno era quello che facevo credere a tutti. Minimo una volta al giorno(cosa che tutt’ora conntinuo a fare) intoducevo un ditino nella mia fighetta e mi sditalivavo per bene. Avevo moltissime fantasie erotiche, ma ero stata attenta a non farmi sorprendere da nessuno, in particolare dai miei genitori, quando stavo sdraiata sul mio lettino con la coperta rosa che mi palpavo le tette.
Comunque ero una brava ragazza, e trascorrevo la maggir parte del mio tempo nella biblioteca della scula a studiare, fare ricerche, approfondire.
Una volta, stavo come al solito seduta nel mio solito posto, intenta a tradurre una versione di Cicerone. Mi guardo intorno, la biblioteca è deserta, apparte un paio di ragazzi seduti due tavolini dopo di me e coperti quasi interamente da una libreria.All’ improvviso, il silenzio è rotto dall’aprirsi della porta dell’edificio. Quando vedo chi è la persona entrata mi sta quasi per prendere un collasso. Dio mio, è lui, il ragazzo più figo della scuola, lo scapestrato, quello che porta i capelli fin sopra gli occhi…e che non metterebbe mai piedi in una biblioteca se non costretto a forza. Dalla conversazione che ha con la bibliotecaria, apprendo infatti che era lì per una punizione. La donna lo esorta ad abbassare la voce e ad andarsi a sedere facendo il minor rumore possibile. Lui si guarda intorno, considerando tutti e 4 i tavoli che erano nella biblioteca. Quello vicino alla porta? No, se fosse entrato il preside si sarebbe di certo accorto che là dentro non stava studiando a fatto. Quello attaccato alla scrivania della biblotecaria? Si sarebbe accorta che non avrebbe fatto altro che giocherellare col telefonino. Iltavolo presso il quale studiavano i 2 rgazzi? Troppo secchioni. Dunque l’ultimo che rimaneva era il mio. mentre si avvicinava non ho potuto non notare il grandissimo pacco sotto i suoi jeans. Si è seduto.
<<ciao>> ha detto, guardandomi le tette.
<<ciao>> gli ho risposto noncurante.
<<come va?>>
<<senti io starei quì per studiare..>> ho concluso scocciata.
><mazza quanto sei acida…>>
Rimettendo gli occhi sul libro, ho notato, che avevo i capezzoli visibilissimi sotto il bianco leggero della mia camicietta.Come al solito non portavo biancheria intima.Con quel movimento brusco ho fatto cadere una penna, e inchinanadomi ho infilato la testa sotto al tavolo. Ciò che ho visto è stato del tutto inaspettato. Sotto al legno, si ergeva il suo grosso cazzone scappellato, che lui si stava segando.
Non resistendo mi sono messa sotto al tavolo, e impugnandogli ilcazzo con le mani, me lo metto in bocca. Lui, non aspettandosi quella mia reazione, mi ha all’inizio lasciata fare, poi mettendomi le mani sulla testa, la spinge con forza sulla sua asta,come se fossi una gran troia. Comincia ad ansimare sempre di più, così mi alzo e mi risiedo a mio posto.Lui non capendo, mi guarda fisso negli occhi. Io fissandolo con quello sguardo da troia di cui io solo sono capace, comincio a sbottonarmi la camicietta. Prima il primo bottone, lentamente…Il secondo, il terzo…e il quarto.Spalanco la camicietta e faccio uscire le mie tette con i capezzoloni già belli arrapati.Lo vedo strabuzzare gli occhi, agitarsi tutto, prendersi in mano il cazzo. E no, penso così non va bene, verrà da solo e tra poco. Mi alzo con le tette all’aria attenta che nessuno ci possa vedere. Prendendolo per mano,lo conduco nel bagno. Stiamo stretti, un pò scomodi, ma per una sveltina va più che bene. Lui, troneggia su di me, mi abbraccia, mi stringe i seni.
<< Piccola troia…che tette che hai…mi devi dare il tuo numero un giorno o l’altro..>> Io non sono in grado di rispondergli, mi stringe i capezzoli che sto godendo come una maiala.
<<siiiii….Ah, dai…>>
Mi lecca le tette, scendendo sempre più giù.Prova ad alzarmi la gonna, ma sono più veloce e gli sfilo la maglietta. Certo che ha proprio un bel corpo.Scolpito, asciutto, con non troppi peli…Guardo verso il basso, dai jeans svetta il suo cazzone arrapato, che lui mi stuscia contro il ventre. Mi fa sedere sul basamento del lavandino, e piano, piano mi alza la gonna.
<<Sei proprio una puttana, non porti neanche le mutande..>>divaricandomi le gambe, si prende il suo cazzone con la mano e lo punta tra le labbra della mia fighetta ancora vergine.
<<Ti sfondo, brutta cagna>>assesta un colpo violentissimo, e non riesco a trattenere un urlo. Comincia a pompare più forte, sempre più forte.
<<ah,ah,ah>> sto svenendo per il piacere. Vado su e giù co il baciono, quando veniamo insieme. Proprio in quel momento la porta si apre…
E’ il preside…

Questo articolo è stato pubblicato il giovedì, 6 marzo 2008 alle 08:55 e classificato in Racconti Prima Volta. È possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. I commenti sono attualmente chiusi, ma puoi fare il trackback dal tuo sito.
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