Andando al Ticino - Manuela forever

Arriva l’estate, come ogni anno è puntuale, le giornate afose ti mettono addosso una irrefrenabile voglia di scappare verso paesi freddi, ma sai già che tar qualche mese tutto questo sudore che accarezza la mia pelle sarà un ricordo. E’ un periodo strano per me, ora libera da legami ed a 22 anni una ragazza come me potrebbe perdersi dentro i meandri dell’essere. E’ in uno di questi momenti che mi vengono idee bizzarre, così dopo aver pranzato cerco un modo per levarmi quel senso di pesantezza di una giornata d’agosto.

Decisi così che sarei andata a Bereguardo a godermi un po’ di frescura in riva al Ticino. Così decisi che sarei andata in autostop, tanto per fare qualcosa di diverso dal solito prendere il mio motorino. Per l’occasione mi vesto del mio costume più osé a tipo di perizoma nero senza reggiseno, con la mia minigonna scamosciata e camicetta bianca molto aperta sul mio seno di terza misura. Un paio di stivali completano il mio succinto vestire. I miei capelli lunghi neri li lascio sciolti, ho voglia di sembrare una valchiria oggi. Mi incammino per i vicoli del mio paese, è primo pomeriggio non si scorge anima viva e l’ombra delle vecchie case mi avvolgono per un attimo di frescura che scompare alla prima piazzetta immersa nella calura. Mi incammino in una strada di campagna che porta alla statale, così accorcio un po’, e mi avvicino ad un casolare mezzo diroccato ed ormai abbandonato da anni. Mi ricordo che da piccola ci andavamo io e le mie amiche per scoprire i segreti che quelle vecchie mura, ora diroccate, emanavano. Ad un certo punto sento un farfugliare misto a leggeri rumori che provengono da quella casa, mi soffermo un attimo per scrutare da quale stanza possano venire quei rumori. Furtivamente mi addentro tra le mura cercando di non far rumore, odo delle voci, si fanno più chiare, sono esclamazioni volgari, le sento bene ora, le stanze sono senza porte da anni, mi avvicino il più possibile senza farmi notare e con sorpresa vedo due ragazzini che stanno guardando alcune vecchie riviste pornografiche lasciate li dimenticate da qualcuno. Michele e Fabio, questi i loro nomi, non potevano vedermi, in quanto mi giravano le spalle, e continuavano a sfogliare quelle riviste. Ad un certo punto Michele allungò la sua mano tra le gambe del suo amico, e mentre massaggiava lo sentii chiaramente dire: “cazzo ti è diventato duro” - “Ma, ma che fai, mi tocchi il mio uccello? Non sono gay!” - affermò Fabio; “Lo so che non lo sei, però non mi hai tolto la mano, vediamo se ho ragione su una cosa.” E nel dire questo si sentì lo stridere della cerniera dei pantaloni. “Lo so che ti piace - affermò Michele - lo sento diventare ancora più duro, dai fammelo toccare, masturbiamoci tra di noi mentre guardiamo le fiche nude” . Mentre diceva questo Michele infilò la mano dentro i pantaloni di Fabio, scostò le mutandine ed è estrasse l’uccello del suo amichetto. Fabio cercò in qualche modo di fermare la mano del suo amico, ma tanto era eccitato che non oppose resistenza alcuna, anzi dalla turgidità del suo cazzo sentivo chiaramente i gemiti di piacere che la sua bocca emanava. “Continua, continua non fermarti comincia a piacermi il gioco che mi stai facendo ” disse Fabio con voce tremante dall’eccitazione. Nel dire questo allungò la sua mano sinistra afferrando l’uccello del suo amico che già se lo era tirato fuori dai suoi pantaloni, dato che la sega che stava facendo al suo amico gli aveva fatto effetto. Mentre si menavano i rispettivi uccelli, sfogliando il giornale videro la scena di due uomini ed una donna che scopavano. Girando pagina grande fu lo stupore, o meglio la perversione, nel vedere che uno dei due uomini stava facendo un pompino all’altro. ” Vedi che lo fanno anche loro! - disse Michele - Guarda guarda come gli tira mentre il suo amico lo sta inculando, e mentre quella troia di bionda lo sta segando! “. Quelle parole ebbero un effetto eroticamente devastante che i due amichetti cominciarono a dimenarsi furiosamente sotto i colpi sapienti delle loro mani. Io rimasi lì dietro lo stipite ad osservare quella scena tra i due ragazzini intenti a masturbarsi a vicenda guardando un giornale porno, e provavo invidia per la libidine che si stavano dando. Nel vedere ciò ebbi un colpo di eccitazione allo stomaco e mi accorsi che mi stavo bagnando. Così allungai la mia mano sotto la minigonna, scostai il mio perizoma e infilai due dita nella mia figa ormai devastata. Ad un certo punto uno dei due esclamò “speriamo che nessuno ci veda, sai… mmmm …. Non mi era mai capitato che mi facessi fare una sega da un altro ragazzo”, ” non preoccuparti, nessuno ci vedrà” .
Mentre mi stavo toccando ora potevo vedere benissimo le mani e i due cazzi in azione, ed il mio infoiamento aumentò quando cominciarono a gemere di piacere, e venni in un tremendo orgasmo quando in cazzo di Fabio cominciò a sborrare. Forte era stato il suo orgasmo che vidi lo schizzo di sborra levarsi in alto con Michele che infoiato continuava a far scorrere la sua mano sul cazzo inondato di sborra del suo intimo amico. “Allora ti è piaciuto, sei venuto” disse Michele. “Scusami ma godevo come una cagna in calore, chissà cosa si prova a prenderlo in culo” a queste parole Michele venne in mano al suo amico, evidentemente il desiderio di Fabio gli aveva fatto effetto. Che piacevole sensazione ho tra le cosce ora nel vedere due amici godersi l’uno dell’altro, e li potevo vedere che ancora si menavano fino a che la loro sborra si fosse del tutto asciugata dalle loro mani. Volsi lo sguardo sulla mia minigonna e vidi che avevo del tutto abbassato il mio perizoma nero, e tra le mie cosce un lago di umore riflettevano i raggi del sole, accarezzando le mie gambe. Fu allora che decisi di levarmi del tutto dello straccetto ormai bagnato, indietreggiai piano piano fino ad uscire da quella piacevole situazione, e come una ladra che aveva appena rubato l’intimità di due ragazzini, mi incamminai su quella strada di campagna tremante ancora di piacere. Dopo alcuni passi mi rilassai guardando la bellezza di questa strada, la quale era immersa nell’ombra maestosa dei faggi. Quelle fronde creavano quell’atmosfera fiabesca di trovarsi accanto alla natura, tranquilla con i cinguettare degli uccelli a far eco ai miei passi.
Quell’atmosfera surreale venne interrotta da un vociare lontano, non comprensibile, erano voci straniere. Proseguendo nella camminata notai che quelle erano parole straniere pronunciate da ragazze; le parole provenivano dietro di un piccolo casolare, usato dai contadini per riporre i propri attrezzi, e ad un certo punto un viso femminile si sporse dietro dal casolare. Notai con timore che erano due ragazze di colore, o meglio due puttane che stavano confabulando con un automobilista, evidentemente stavano trattando il prezzo. Io rallentai per non avvicinarmi troppo, mi sentivo a disagio, ad un tratto l’automobilista fece segno ad una di salire, girò la macchina e si diresse in una altra strada. Avere visto un uomo che aveva caricato una prostituta un senso di sorpresa mi pervase, ripresi a camminare vedendo che la mia meta era ormai prossima. Vedendo che era rimasta solamente una ragazza presi un po’ di coraggio. Per sbaglio, o per curiosità, alzai lo sguardo su di lei. Era veramente carina, vestita in pantaloni neri attillati, giacchetta rossa aperta su di un top nero che raccoglieva un seno molto prosperoso, sarà stata di una quarta misura, lunghi capelli neri lisci, due occhi marroni molto profondi incastonati in un viso dai profili decisi. Ella mi vide, lo capii dallo sguardo profondo che emanava, mi fissò negli occhi per poi abbassare il suo sguardo sul mio corpo, e rialzandolo abbozzò un sorriso. Più mi avvicinavo a lei più mi innervosivo, cercavo di guardare altrove sperando di divenire invisibile ai suoi occhi, anziché fare la distaccata, abbassando la testa sorrisi. Giunsi in prossimità di lei, era veramente carina se non bella, alta come me, movenze feline, infilò una mano nella sua borsetta estrasse una sigaretta e mi si avvicinò, e gentilmente mi chiese: “Mi fai accendere per favore?”, - “mi dispiace ho dimenticato a casa accendino e sigarette”- gli dissi. Mentre mi chiedeva questo vidi il suo sguardo fissarsi sulla mia camicetta che avevo dimenticata aperta quando mi sono toccata e palpata precedentemente. Mi accorsi della camicetta e mi ricordai di essere nuda sotto la minigonna, …. mi accorsi quegli occhi profondi mi stavano maledettamente turbando, … mi accorsi che i miei capezzoli si erano induriti alle parole della ragazza, e lei si accorse che il mio sguardo si era maledettamente soffermato sul suo seno, accidenti era stupendo.
“Ciao mi chiamo Marika, e tu?” Porgendomi la sua mano. Sorpresa da quel gesto istintivamente e nervosamente infilai una mia mano tra i mie lunghi capelli neri piegando leggermente il mio capo le tesi la mia mano e la strinsi presentandomi “Manuela, piacere”. “Così sei senza sigarette oggi, se vuoi te ne posso offrire una io, vieni seguimi. “. Mi prese per mano e come un cagnolino la seguii, andammo dietro al casolare dove c’era una panchina, aprì la borsetta estrasse il pacchetto di sigarette e me ne porse una. Io la guardai negli occhi e sorridendo gli dissi: ” come facciamo ad accendere le sigarette ora? ” - lei con modo felpato, come le movenze lente di un felino, infilò la sua mano nella borsetta ed estrasse un accendino, e sorridendo mi accese la sigaretta. Capii che la cosa non era casuale e le risposi con un sorriso di complicità. Cominciava a piacermi la sua compagnia, mai avevo visto da vicino la pelle di una ragazza nera, e mi immaginavo come fossero le sue gambe, ma i pantaloni che indossava facevano risaltare solamente le sue forme. “Come mai una ragazza bianca si aggira su questa strada? Lo sai a prima vista sembravi una prostituta anche tu. ” mi disse. Arrossendo un po’ le dissi: “Lo so che questa è una strada dove la gente viene a trovare piacere, ho fatto questa strada perché io abito in quel paesino, e prendevo questa scorciatoia per fare l’autostop e arrivare sulle rive del fiume per prendere un po’ di fresco oggi “. Io mi alzai per fare qualche passo fermandomi all’altezza di una finestra, ed incuriosita mi misi in punta di piedi per vedere cosa c’era oltre il vetro. Vidi che all’interno vi era un cucinino con un letto diroccato, qualche giornale sparso per quel che si poteva chiamare pavimento, ed un lucernario ad olio penzolava nella stanza. ” Oggi sono troppo curiosa, mi piace guardare all’interno delle case” dissi. Ad un tratto da dietro sentii le mani di Marika appoggiarsi sui miei fianchi, e dicendomi “perché, ti piace guardare dentro le stanze?”. Rimasi in silenzio per un attimo, sentivo il corpo di Marika appoggiato sulla mia schiena, ed un calore erotico mi assalì, ella avvicinò la sua bocca vicino al mio orecchio dicendomi: “sai Manuela, ho visto come mi guardarvi le mie poppe, e un po’ puttanella lo sei anche tu oggi! “- ” lo sai fare veramente bene il tuo lavoro ” le risposi, questo perché Marika vi faceva sentire il suo seno contro la mia schiena e vidi il suo bacino contro il mio sedere. Ella mi girò, mi mise delicatamente le spalle appoggiate al muro posando la sua mano sinistra sul mio viso, iniziò a giocare con le mie guance accarezzandomi, poi fece scorrere la sua mano lungo il mio mento, e con le dita scese lentamente sul collo, e lentamente lentamente la sua mano scendeva ancora. Cercai di sottrarmi alle carezze languide di Marika, cercai di farlo ma pregai che ella non si fermasse, e lei anziché smettere continuò ad accarezzarmi. Si fermò con le sue snelle dita sul mio petto, io fissai la sua mano e mi accorsi che i miei capezzoli si erano eccitati e si vedevano sulla camicetta, ella la scostò fino a che una mia poppa poteva essere vista in tutta la sua libidine. Iniziò a masturbarmi il mio capezzolo, mentre con l’altra mano fece lo stesso gioco, massaggiò le mie poppe palpandole e pizzicando i miei capezzoli. Non volevo che lei capisse che mi stavo infoiando maledettamente, chiusi le labbra e gli occhi, ma le sue mani ci sapevano fare, e di iniziai a gemere tra le mie labbra. Ora dolcemente ora volgarmente palpava le mie poppe, e tale forza fece sfilare la mia camicetta dalla minigonna, così rimanevo con il mio seno e la mia camicetta che si librava mossa dal vento. Stavo godendo, ancora, e quando aprii gli occhi vidi le labbra carnose di Marika appoggiarsi sulle mie baciandomi ardentemente; eravamo amanti e baciandola gli infilai la mia lingua tra le sue labbra che non opposero resistenza alcuna, anzi le nostre lingue si accarezzavano e si strusciavano.. Le mie mani si appoggiarono sul sedere di Marika, ed iniziali a palparglielo. Lei si staccò per un attimo, io ero lì davanti a lei a seno nudo e camicetta aperta, lei mi fisso ed abbassò lo sguardo sulle mie mani che ora desideravano toccare il suo seno, infilai le mani sotto il bordo del suo top, lo alzai delicatamente fino al che le sue poppe fossero al cospetto delle mie mani e dei miei occhi. “hai un seno stupendo cara” le dissi - e iniziare a toccare quella meraviglia di poppe. Eravamo infoiate entrambe, le nostre mani correvano lungo i nostri corpi e la mia si fermò sulla cerniera dei suoi pantaloni, e gli infilai la mia bianca mano fra le sue cosce, e appoggiando le mie dita sul suo sesso iniziai a masturbarla dopo aver scostato i suoi slip. Marika era già in un lago di piacere, sentivo la sua figa bagnata, la avevo eccitata, le piacevo ed ora potevo farle tutto quello che avrei voluto. Gemevamo di piacere, entrambe, Marika mi supplicava di spogliarla completamente nuda, lei ebbe un violento orgasmo quando le confessai che a me piaceva farla venire dentro i pantaloni. Quando venne emise un forte gemito, continuò ad urlare il suo infoiamento facendomi bagnare ancor di più la mia fica, strinsi le mie cosce per sentire il mio succo scorrere lungo le mie gambe. Marika mi infilò una mano sotto la mia minigonna. ” ohoo “esclamò Marika ” Sei una gran troia Manuela, una bella figa come te che gira senza slip, non può che essere una puttana”. - ” Sii, mi piace girare senza mutandine, anche perché mi bagno facilmente ” le dissi senza alcun ritegno. Con abile sapienza fece saltare il bottone della mia minigonna facendola cadere a terra lasciandomi completamente nuda con solo gli stivali, la camicetta aperta e la mia fica schiava dei suoi occhi profondi. Fece due passi indietro si tolse i pantaloni, sganciò il suo top e sfilandosi i suoi slip rimase nuda con la sola giacca rossa e la chioma dei capelli agitata dal vento. Il fatto di non essere completamente nude ci eccitava tantissimo, perché non sono i corpi ad infoiare, ma è l’immaginazione erotica che ognuno di noi ha dentro. Era come se al mondo esistessimo solo io e lei, non ci importava nulla di cosa stava accadendo intorno a noi, mi sdraiai sulla panca, divaricai le mie cosce facendole vedere la mia fica bagnata, lei gradì questo, si inchinò mi accarezzò l’inguine e aprì ulteriormente le mie gambe in modo che fossi una troia a gambe aperte pronta ad essere scopata. Abbassò la testa e iniziò a leccare la mia fica pronta per un nuovo orgasmo, che giunse dopo aver leccato ed esplorato con la sua lingua. Desideravo ardentemente ricambiarle il favore, lei si sdraiò ed aprì le sue cosce. La sua fica nera era uno spettacolo, era la prima volta che ne vedevo una nera, non mi feci pregare due volte nel gettarmi tra le sue gambe e di iniziare a leccargliela. Era bagnatissima, più di me, io godevo nel sentirla così bagnata e calda, mentre la leccavo le mie mani palpavano le sue stupende poppe, oggetto della mia invidia. Sentivo il suo corpo tremare, il suo bacino si inarcava mentre le sue mani premevano sulla mia testa spingendola contro il suo sesso, non riuscivo a staccarmi e i sentivo che lei stava per venire, cercavo un po’ di aria, ma ad un tratto Marika strinse le sue cosce e un getto caldo di succo inondò la mia bocca che rimase aperta per poter godere di quel liquido lussurioso. Continuammo quel gioco erotico non so per quanto tempo, a lei piaceva molto infilare le sue mani e le dita della mia fighetta bianca, come la chiama lei, ed io intenta a baciarle e palpare il suo seno. Avrei voluto essere spettatrice di quella scena, di due ragazze che stanno godendo dei loro corpi, ma fortunatamente io ero una delle protagoniste. Ci fumammo una sigaretta sedute l’una di fronte all’altra su quella panchina a gambe aperte come due vere amazzoni, non vergognandoci dei propri corpi. Ci rivestimmo e mano nella mano ci incamminammo nel punto dove ci eravamo conosciute. Ci lasciammo da vere amanti, e felice ripresi la strada di casa. ” Ma non dovevi andare al Ticino? La strada e di qua! ” mi gridò Marika. Voltandomi le inviai un bacio e gridandole le dissi ” vado a casa per svegliarmi da questo bel sogno”.

Questo articolo è stato pubblicato il giovedì, 9 agosto 2007 alle 10:01 e classificato in Racconti Lesbo. È possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. I commenti sono attualmente chiusi, ma puoi fare il trackback dal tuo sito.
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